Pingu Italian Forum

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Ricorrenze.....(topic ufficiale)
icon10  view post Posted on 21/11/2007, 13:48P_QUOTE
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Fogao pe i Prao!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/1/2009, 17:14


Qui cercherò....ogni settimana(se internet me lo permette)....di postare storie sui miti e "miracoli" sportivi....
spero vi piaccia....
il primo è sul Calais....
La grande impresa
In quello stesso anno il Calais fu protagonista di un'avventura incredibile.

Nel campionato di calcio francese le squadre di dilettanti possono partecipare alla coppa nazionale, dopo essersi iscritte e aver superato delle gare eliminatorie.


Verso le semifinali
Il Calais era formato da ragazzi che giocavano a calcio per hobby, mantre nella vita di tutti i giorni svolgevano altri mestieri (operai, impiegati...). Dopo aver superato i primi scontri, la squadra arrivò a disputare gli ottavi di finale contro il Cannes, compagine della Ligue 2 (la Serie B francese). Incredibilmente, il Calais riuscì a raggiungere i quarti di finale, dove incontrò una formazione della massima serie, lo Strasburgo. Questi ultimi furono battuti per 2-1, ed ai giallorossi furono spalancate le porte della semifinale che li vedeva opposti al Bordeaux, campione di Francia in carica.


La semifinale: Calais-Bordeaux
Il Calais si portò in vantaggio, ma i girondini pareggiarono, e lo scontro si prolungò ai tempi supplementari. Fu a questo punto che accadde l'inaspettabile: con due reti gli uomini del Calais sconfissero per 3-1 il Bordeaux. Al termine fu una festa grande, sia per i tifosi che, soprattutto, per la squadra, una festa guastata in parte dal malore (dovuto all'emozione) che aveva colto l'allenatore dei giallorossi, Ladislas Lozano. Per fortuna non si trattò di qualcosa di grave e l'allenatore si rimise in sesto in poco tempo.


La finale: Nantes-Calais
Per il Calais si apriva così il grandioso palcoscenico dello Stade de France di Parigi, teatro della finale di Coppa di Francia, lo stesso stadio dove due anni prima si era giocata la finale dei mondiali del 1998. L'avversario era il Nantes, primo in classifica. Lozano si mostrò preoccupato per il fatto che alcuni suoi giocatori avevano trascorso le notti precedenti in discoteca, avevano partecipato a trasimssioni televisive o si erano fermati a firmare autografi. Lozano riuscì comunque a far rientrare tutti i suoi giocatori nei ranghi ed a preparare la squadra all'incontro; era sicuro che i suoi ce l'avrebbero fatta, secondo lui sarebbe stata una partita con "tre o quattro goal, e non tutti nella stessa porta".

Si arrivò così al giorno della finalissima, il 7 Maggio 2000. Il Calais, pur non abituato a giocare di fronte a un tal pubblico (quasi 80.000 persone contro le abituali 300) e a giocarsi una simile posta in palio, mostrò un buon gioco ordinato e passò addirittura in vantaggio al 34' del primo tempo con Dutitre e chiuse il primo tempo sul punteggio di 1-0. L'impresa era sempre più fattibile, ed era distante solo 45 minuti; anche Lozano ne era convinto, tanto da affermare "se riusciamo a non prendere gol nei primi 15 minuti potremmo anche farcela". Ma poco dopo l'inizio del secondo tempo, al 49', Sibierski pareggiò per il Nantes. I giallorossi contennero a fatica gli attacchi degli avversari, finché all'89' l'arbitro Colombo assegnò un rigore dubbio al Nantes, per un sospetto fallo su Cavéglia trasformato da Sibierski.

La partita si chiuse sul punteggio di 2-1 per il Nantes, e al Calais non restava che l'onore di essere arrivati al secondo posto in una competizione così importante. Per premiare comunque, in qualche modo, l'impresa di questi giocatori, il capitano e portiere avversario Mikhail Landreau alzò al cielo la Coppa di Francia insieme al capitano del Calais, Reginald Becque.

Al loro ritorno a Calais, i giocatori e l'allenatore, artefici di questo miracolo calcistico, furono accolti nel Palazzo del Comune, e salutati calorosamente da una enorme folla di tifosi accorsa per vedere i propri paladini affacciarsi sulla piazza principale.

Nessuno di questi giocatori decise di passare a giocare da professionista, nonostante le numerose richieste; l'unico che era stato in procinto di farlo era Mickaël Gerard, il gioiellino della squadra, che però ci ha poi ripensato.


lo ritengo una favola....

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view post Posted on 21/11/2007, 14:51P_QUOTE

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Beh molto bella...Nn direi proprio da paragonare al Cervia Italiano...xD
 
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la conoscevo già....avevo visto un documentario.......cmq quella del cervia è tutta un'altra cosa
 
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bono il gelato!!!

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molto bello..e molto buona anke l'idea delle ricorrenze..proprio nel libro sostiene pereira..

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ke cikkino ke sn...

LIBERTA' NON E' CIO' CHE VOGLIO,MA VOLERE CIO' CHE FACCIO

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Fogao pe i Prao!

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ho già in mente un'altra cosa...ma la metterò + in là....

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iulian10
view post Posted on 23/11/2007, 15:34P_QUOTE

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ciao

mi vedete???????
 
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iulian so ke nn sei esperto,ma scrivi qualkosa di itinerente alla disc...

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iulian10
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si ankio sn d accordo cn le vostre affermazioni,sotto sotto c è 1 fondo di verita
 
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view post Posted on 23/11/2007, 17:03P_QUOTE
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Fogao pe i Prao!

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CITAZIONE
si ankio sn d accordo cn le vostre affermazioni,sotto sotto c è 1 fondo di verita

????
guarda ke è vero...

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La seconda ricorrenza...è su
Steven Bradbury...
Inizi della carriera e infortuni
La carriera di Steven Bradbury (1,78 m per un peso forma di 80 kg) pareva destinata a buoni risultati, grazie alla vittoria della medaglia di bronzo nella staffetta 5000 m alle Olimpiadi di Lillehammer nel 1994. Ma subito dopo i Giochi subisce un gravissimo infortunio: in una gara individuale di short track ai campionati mondiali di Montreal, riporta una profonda ferita causata dalla lama di un pattino dell'italiano Mirko Vuillermin, con cui si era scontrato. La lama giunge fino all'arteria femorale e Bradbury perde 4 litri di sangue, rischiando addirittura la morte per dissanguamento: occorrono ben 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione, ma l'incidente ne mina irreversibilmente il talento. Altro grave infortunio lo subisce in allenamento nel 2000, quando si frattura il collo e deve passare sei settimane con un collare ortopedico. Le chances di vittoria di un grande titolo paiono svanite per Bradbury, che tuttavia decide di proseguire, fino ai Giochi del 2002.
La clamorosa apoteosi
È con un bagaglio di sfortuna come questo che l'audace Bradbury non demorde, e decide lo stesso di coronare la propria carriera con la partecipazione alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002, prendendo parte ai 1500 m (dove esce al secondo turno) e ai 1000 m short track. Qui l'australiano viene già dato per spacciato ai quarti di finale, dove i due posti per la qualificazione alle semifinali sembrano "prenotati" dallo statunitense Apolo Ohno e dal canadese Marc Gagnon, candidati all'oro. Dopo un avvio disastroso Bradbury guadagna terreno, riesce a superare il giapponese Naoya Tamura che nel frattempo era scivolato a terra, e strappa il terzo posto, che però non basta per qualificarsi. Sennonché Marc Gagnon, giunto primo con il tempo di 1'28"66, viene squalificato, rimettendo dunque Bradbury in corsa.

In semifinale per l'australiano ci sono il cinese Li Jiajun, il canadese Mathieu Turcotte, il sudcoreano Kim Dong-Sung e il giapponese Satoru Terao. Bradbury come al solito parte male dalla corda, restando nelle retrovie per quasi tutta la gara. All'inizio dell'ultimo giro cade Terao, ma per Bradbury pare finito tutto, finché Turcotte e Kim si ostacolano a vicenda, cadendo ad un passo dalla fine e lasciando strada sgombra a Bradbury, che giunge secondo dietro Li Jiajun (primo col tempo di 1'29"10).


Steven Bradbury con la medaglia d'oro vinta a Salt Lake City nel francobollo commemorativo emesso dalle poste australianeIn finale l'australiano ritrova Jiajun e Turcotte e l'idolo di casa e favoritissimo Apolo Ohno (che aveva eliminato con una spallata l'italiano Fabio Carta in semifinale), oltre al sudcoreano Ahn Hyun-Soo. Per Bradbury, che parte dall'esterno, stavolta il miracolo pare non ripetersi: gli avversari, troppo più forti, si staccano subito, lasciando Bradbury con diversi metri di svantaggio già alla fine del primo giro. Ma all'ultimo passaggio il colpo di scena: dopo un capitombolo di Jiajun, restano a contendersi l'oro Ohno, Turcotte e Ahn, con Bradbury lontanissimo. Lo statunitense commette una scorrettezza, sferrando una gomitata ad Ahn che allarga, investendo Turcotte e coinvolgendo nell'impatto lo stesso Ohno. Avviene così una incredibile caduta di gruppo. Ohno tenta disperatamente di rialzarsi, ma in quell'istante sopraggiunge in tutta tranquillità Bradbury che coglie l'oro con il tempo di 1'29"109, il primo titolo olimpico invernale per un atleta dell'emisfero australe. La gioia dell'australiano viene purtroppo accompagnata dal comportamento poco sportivo del pubblico statunitense che, piccato per la sconfitta di Ohno, fischia il neocampione olimpico.

Dirà Bradbury: «Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario». Molti hanno riso sul modo in cui è arrivata quella vittoria, ritenuta la più fortunata di sempre; ma occorrerebbe anche riflettere sulle sfortune agonistiche che ha avuto questo atleta e per quale motivo era giunto a Salt Lake City sfavorito.

Immediatamente Bradbury conquista la simpatia di centinaia di tifosi e di tanti atleti che gareggiano alle Olimpiadi.

Dopo la vittoria Bradbury non tornerà indietro sulla sua decisione di ritirarsi dopo i giochi di Salt Lake City. L'australiano decide con grande coerenza di non trascinare la sua carriera in una difesa del titolo che sarebbe stata un certo "bagno di sangue".

ed ecco il video...(commentata dalla gialappa's


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non ero al corrente della sua sfortuna precedente ma della sua devastante vittoria sì.......è veramente il migliore
 
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Fogao pe i Prao!

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poveraccio,4 litri di sangue...

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sono una quantità esagerata!!!!!!!
 
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Fogao pe i Prao!

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sono ankora + contento x lui dp ke ho saputo della sfortuna..sarebbe potuto morire..

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trp bello..l'avevo gia visto..forse ho ancora la cassetta d mai dire olimpiadi..cmq poverino..è stato 1 miracolo ke nn è morto..

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